I 20 temi

Tema
11/20
 

Dare in gestione a grandi aziende e a privati i beni del patrimonio artistico culturale in cambio del loro restauro e della loro manutenzione.

Nel luglio del 2013 il comune di Roma ha dato in concessione per 15 anni a Fendi il Palazzo della civiltà italiana (il cosiddetto Colosseo quadrato). Il palazzo, rimasto inutilizzato per anni, è stato concesso con il vincolo di destinazione museale aperta al pubblico del pian terreno, e Fendi ha sostenuto le spese di restauro. Questo è solo un esempio di una nuova politica che mette insieme pubblico e privato. Con la concessione, da un lato il comune permette di sfruttare beni immobiliari altrimenti inutilizzati e su cui non riesce a fare lavori di restauro o manutenzione; dall'altro il privato ottiene la possibilità di usare palazzi e immobili storici, pubblicizzando anche il proprio marchio.

Pro Questa soluzione va incontro a due esigenze molto chiare, dell’amministrazione pubblica da un lato e dei privati dall’altro. Viste le ristrettezze dei bilanci comunali, è evidente che un sindaco non può investire quanto dovrebbe nel restauro e nelle manutenzione di beni del patrimonio artistico culturale. Allo stesso tempo molte aziende private sono disposte ad investire per restaurare beni di interesse pubblico, ricevendone in cambio pubblicità o, come nel caso di Fendi a Roma, la concessione per l'utilizzo del bene. Non c'è niente di male nel collaborare coni privati: il bene rimane pubblico, riceve la dovuta manutenzione, e soprattutto viene messo a frutto invece di rimanere inutilizzato.

Contro I beni del patrimonio artistico culturale devono rimanere sotto la gestione diretta del comune. Non devono diventare dei giganteschi manifesti pubblicitari per aziende private, che hanno come unico scopo il proprio interesse commerciale. Inoltre si corre il rischio di avere un comune debole, che dovrà essere riconoscente nei confronti di un'azienda che è intervenuta nel momento del bisogno, occupandosi della manutenzione e restauro del bene. Piuttosto che darli in gestione a grosse aziende, questi beni dovrebbe essere dati in concessione a comitati cittadini.

La posizione dei nostri 2.638 utenti sul tema
Le percentuali non sono statisticamente significative
AMURA
AMURA
Molto contrario/a Leggi il commento del candidato sindaco
ribadiamo la nostra convinzione, corroborata dai fatti e dalla storia che non è affatto vero che il privato sia bello ed il pubblico brutto... il privato introduce ulteriori elementi di corruzione e di plebeismo... vanno invece ricercate interazioni strette tra mondo della scuola, dell'università e della ricerca e la gestione complessiva e puntuale del vastissimo patrimonio culturale ed artistico, a Napoli come in tutto il Paese...
BRAMBILLA
BRAMBILLA
Molto contrario/a
DE MAGISTRIS
DE MAGISTRIS
Tendenzialmente favorevole
ESPOSITO
ESPOSITO
Tendenzialmente contrario/a Leggi il commento del candidato sindaco
il patrimonio artistico è una ricchezza che se gestita bene dal pubblico può garantire grossi vantaggi per tutti. Napoli è una città ricca d'arte, forse troppa e su alcuni pezzi un po' di marketing in più non farebbe male, dare in concessione alcuni beni per renderli più produttivi può essere utile, dipenderà molto dal singolo bene
LETTIERI
LETTIERI
Molto contrario/a Leggi il commento del candidato sindaco
Il comune è in grado di gestire ed amministrare il proprio patrimonio artistico e culturale. Abbiamo approntato 'Napoli365', un piano straordinario di intervento per il recupero e la valorizzazione del Centro Storico più importante del mondo, la riqualificazione e riapertura di teatri, musei e chiese e di tutti i beni culturali della città. Non perderemo più neanche un euro di Fondi Ue. Tra le priorità abbiamo inserito la pianificazione degli eventi culturali e turistici per rendere la città attrattiva dal punto di vista turistico tutto l’anno.
VALENTE
VALENTE
Tendenzialmente favorevole